Espina di Silvia Paradela

27 Marzo 2026, 18:30
Bioggio, Casa comunale

 Nell’ambito della programmazione culturale promossa dal Comune di Bioggio

sarà presente presso la Casa comunale di Bioggio

 

l'esposizione Espina

Silvia Paradela

 

inaugurazione venerdì 27 marzo 2026, ore 18:30

dal 27 marzo al 17 maggio 2026

ORARI

lu 16.00 - 18.00
gio 13.00 - 15.00
ma/me/ve 09.30 - 11.30

 

su appuntamento e informazioni:
tel. 091 611 10 50 / 076 616 91 31

 

Le esposizioni sono come sempre sostenute da Banca Raiffeisen del Malcantone, AIL SA e Tenuta Bally & Von Teufenstein Vezia.

Espina

 

“El artista es el único que hace lo que no sabe” (Ernesto Deira, 1967)

Il disegno sta alla base di ogni forma d’arte, ma in fondo è da esse stesse continuamente negato, ce lo ricordavano già i trattatisti nel ‘500 (Cellini, Vasari, Zuccari). Il disegno permette di esprimere concetti difficili da verbalizzare.

Una forma espressiva atavica, che del resto nell’infanzia precede il linguaggio, guidata da una ricerca di verità e di profondità.
Il disegno è una forma altissima di pensiero. È pensare con le mani.

“Quando inizio un disegno entro in una specie di trance. Per me il disegno è una forma di meditazione.” (Silvia Paradela, 2026)

Silvia Paradela ha fatto del disegno il fulcro principale della sua pratica artistica. Una forma che sente come la più essenziale, spontanea e contemporaneamente ragionata e che, nel suo iter artistico, rappresenta una sorta di conquista. In questa mostra presenta le sue ultime opere su carta.
Opere dove appare evidente la volontà dell’artista di andare oltre la semplice descrizione. Sorprendere forse, di sicuro rompere il gioco. Intento che condivide con gli artisti delle avanguardie, in particolare con l’arte “bruta”, svuotata da sovrastrutture estetiche, maniere e compiacimenti culturali, degli artisti della Collection de l’Art Brut di Losanna. Opere salvate dall’oblio, talvolta fortunosamente, da Jean Dubuffet.

È in questa linea di tendenza che vanno lette le opere di questa mostra. Opere nate dallo studio meticoloso di una piccola pianta. Una cosiddetta “pianta d’appartamento”, assai comune negli anni ’60 e ora divenuta misteriosamente desueta.
Chiamata comunemente spina di Cristo o corona di Cristo, per i botanici è l’euphorbia milii. Una cosiddetta succulenta, assai tenace, che ama il caldo. Dal fusto ramificato e cosparso di spine, ha foglie verdi allungate, soprattutto nelle parti apicali e che spiccano sotto le infiorescenze che stanno ai vertici dei rami. I suoi fiorellini, a piccoli mazzi, sono di colori che variano dal vermiglio al color pesca, ma possono essere anche bianchi o verde chiaro.
Una pianta scarsamente esigente, in termini di cure, ma assai generosa di foglie e fiori, sulla quale l’artista si è soffermata a lungo.

Matita di grafite, matite colorate, biro rossa e nera e pastelli grassi sono gli strumenti che l’artista utilizza per attraversare i temi evocati dalle spropositate spine legnose, diffuse sul fusto della pianta. Spine che, secondo la leggenda, avrebbero composto la corona posta, dai soldati romani, come estremo e crudele scherno, sul capo di Gesù in croce.
La spina di Cristo ha poi una peculiarità affascinate che riguarda i suoi fiori: dall’interno di una prima infiorescenza nascono talvolta altri fiori, uno dentro l’altro.

Nei disegni di Silvia Paradela la pianta parla. E le sue caratteristiche morfologiche, le sue peculiarità, assumono sulla carta chiara valenza simbolica. Parla di dolore, di sofferenza dell’umanità, ma anche di indifferenza e di morte. Narra di aneliti spirituali, di legami che sono bellezza, di unità, come alta aspirazione interiore dell’essere umano che si eleva, come le foglioline agli apici dei suoi rami, per sottrarsi allo scempio e alla barbarie. E va oltre: produce fiorellini vermigli, piccoli simboli di trasformazione e speranza. Fiori che generano miracolosamente altri fiori protetti a piccoli grappoli, al loro interno.

Narrazioni sottili ed efficaci come i segni che si giustappongono sul foglio e che si esauriscono quando la pianta smette di raccontare, senza remore e paure, la sua storia simile a quella di quell’uomo umiliato e con il capo ornato di spine, giunto fino all’agonia estrema.

Il mondo si fa cupo e scuro, “tutto è compiuto”, le spine diventano filo spinato che si srotola a disegnare soglie inviolabili, che violano l’umanità.
È il momento in cui occorre evocare un fiore, che nasce da un altro fiore, perché si compia la trasformazione e si possa finalmente ridare respiro all’anima.

 

Maria Chiara Fornari, 1 febbraio 2026

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mar, mer, ven 9.30 - 11.30
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